Il mare, visto da noi, è libertà, luce, vacanza. Per una pianta, invece, può essere una prova durissima: vento continuo, salsedine, sole intenso, sabbia povera, poca acqua dolce e temperature che fanno evaporare rapidamente ogni riserva di umidità.
E proprio per questo il giardino costiero è una delle lezioni più sincere che il paesaggio possa offrirci. Ci ricorda che il garden design non è decorazione e non è l’arte di riempire uno spazio con piante belle. È la capacità di leggere un luogo difficile, accettarne i limiti e trasformarli nel suo carattere.
Il giardino adattivo rappresenta una nuova visione della progettazione del verde: non più soltanto uno spazio decorativo, ma un sistema vivo capace di rispondere al caldo, alla siccità, alla gestione dell’acqua e alla perdita di biodiversità. Attraverso l’esperienza dei cortili scolastici OASIS di Parigi e dei piccoli giardini di facciata nei Paesi Bassi, scopriamo come anche superfici molto ridotte possano migliorare il clima urbano, offrire rifugio agli insetti e rendere le città più vivibili. Un approccio utile anche nei giardini privati, nei terrazzi e nei cortili contemporanei.
Oggi voglio parlarvi di 10 buoni motivi per cui le nostre città devono avere più verde e più alberi. Non solo in ambito urbano ma anche privato. BASTA prati e cespugli di plastica! Ma vi avviso, mettetevi comodi: non aspettatevi la solita lista romantica, poetica o un manifesto genericamente ecologista di quelli che si sentono ormai ovunque. Voglio guardare la realtà con gli occhi di chi progetta i giardini, con la concretezza del professionista.
Oggi parliamo di un tema sempre più attuale, soprattutto per chi vive in città, in appartamento, in attici o in case dove lo spazio esterno non è un giardino a terra, ma una terrazza. E qui bisogna chiarire subito una cosa: una terrazza non è semplicemente un balcone più grande. E non è nemmeno uno spazio vuoto da riempire con qualche vaso, un tavolo, due sedie e un divanetto outdoor visto su una rivista. Una terrazza è molto di più. È un luogo sospeso. È una stanza all’aperto. È un piccolo paesaggio privato. Ma soprattutto è un ambiente tecnico, difficile, esposto. Perché una terrazza deve convivere con il sole, con il vento, con il caldo, con la pioggia, con il peso, con il drenaggio, con l’irrigazione e con la manutenzione. Ecco perché oggi voglio partire da una frase molto semplice, ma fondamentale: prima di scegliere le piante viene il progetto.
Il giardino in montagna è tutto speciale: l’aria, il panorama, le piante, i profumi, il terreno, l’atmosfera magica e misteriosa. C’è qualcosa di primordiale nell’alta quota, una forza che spesso ci induce a essere spettatori passivi. Spesso mi capita di visitare case vacanza o baite stupende dove però lo spazio esterno viene lasciato a se stesso, quasi per timore di sfidare la natura. Ma il giardino non deve essere un elemento trascurato della casa, anche se in pendenza. Oggi, da garden designer, voglio guidarvi passo dopo passo per trasformare quel pezzo di terra scosceso in un rifugio per l’anima.
Oggi parliamo di come evolverà la progettazione dei giardini: come l’architettura del paesaggio sta cercando di salvare le nostre città. Negli ultimi anni, nel mondo dell’architettura del paesaggio in Europa, sta emergendo una parola chiave molto interessante. Non è un termine tecnico incomprensibile, né una formula matematica per calcolare le pendenze di un terreno. È una parola semplice. Ma con un significato enorme. Take Care.
Oggi affrontiamo una domanda molto attuale. Una domanda quasi brutale. L’intelligenza artificiale sostituirà i garden designer?
Oggi… viviamo connessi. Sempre. Secondo il Global Digital Report passiamo mediamente oltre 6 ore e 40 minuti al giorno online. È quasi un terzo della nostra vita da svegli. Lo smartphone è l’ultima cosa che guardiamo la sera… e la prima al mattino. Passiamo in media oltre sette ore al giorno davanti a uno schermo. E non è solo lavoro. È informazione continua. È socialità. È confronto costante. È esposizione permanente alle vite degli altri. Scrolliamo, tocchiamo, reagiamo… ma raramente assimiliamo.
Il problema non è la tecnologia in sé — sarebbe troppo facile dirlo. La tecnologia è uno strumento straordinario. Il vero nodo è un altro: Il nostro cervello non è progettato per reggere questo flusso ininterrotto di stimoli. Non lo era ieri. Non lo è oggi. E non credo lo sarà domani. Siamo biologicamente tarati per cicli lenti, per pause, per silenzi, per orizzonti aperti… non per notifiche ogni trenta secondi. Ed è qui che entra in gioco il giardino.
Oggi esploreremo una frontiera della progettazione che sta trasformando il modo in cui concepiamo lo spazio esterno: la Barkitecture applicata al giardino
Il termine nasce nel mondo dell’architettura per animali e degli eventi benefiche legati a micro-progetti “pet friendly”.
Ma se fai giardini, la parte interessante è un’altra: Barkitecture è un modo di pensare il progetto includendo l’animale come “utente” reale dello spazio.
Gli animali da compagnia non sono più “ospiti occasionali” nella vita delle famiglie.
Sono parte integrante, con bisogni reali, ritmi, comportamenti, e sì — anche aspettative.
E questo, significa cambiare il modo in cui progettare gli spazi esterni.
Qualche numero per inquadrare bene il fenomeno:
negli Stati Uniti il mercato pet ha superato i 147 miliardi di dollari nel 2023, in crescita sostenuta anno dopo anno;
in Europa quasi una famiglia su due vive con almeno un animale da compagnia;
in Italia si stimano quasi 65 milioni di animali dentro le case.
E questi numeri non si fermano: crescono, perché gli animali sono parte del tessuto familiare.
E allora?
Se pensate che progettare un giardino per chi ha un cane significhi solo mettere una recinzione robusta e rassegnarsi a qualche buca nell’erba, questa puntata vi farà cambiare idea. Un giardino ‘pet-friendly’ non è un compromesso, ma una sfida progettuale di alto livello. Significa creare un ecosistema dove estetica, botanica e benessere animale convivono in perfetto equilibrio. Oggi vedremo come trasformare un giardino in un paradiso sensoriale per i nostri cani, senza rinunciare al design.
Il giardino è il luogo dove il cane esprime i comportamenti più naturali: correre e fare loop, annusare e “leggere” il mondo, scavare, controllare il territorio, cercare fresco/ombra. Se questi bisogni non trovano uno spazio previsto, diventano conflitto.
Quando inizia un nuovo anno, soprattutto oggi, vale la pena fermarsi un attimo e guardare avanti.
Non per fare previsioni astratte, ma per capire che cosa ci aspetta nel futuro del garden design. Cosa sta già cambiando. E cosa, nel giro di pochissimo tempo, diventerà consuetudine. Oggi vorrei quindi offrirvi qualche spunto concreto per orientare le scelte future di chi deve progettare o ripensare il proprio giardino o terrazzo. Siamo nel 2026 e basta guardare fuori dalla finestra per accorgersene: il paesaggio non è più lo stesso. Il clima è diverso, le stagioni sono meno prevedibili, il modo in cui viviamo gli spazi esterni è cambiato radicalmente. E allora non parliamo più di fare il giardino. Parliamo di attivare un ecosistema.
In questa puntata voglio portarvi dentro lo scenario del garden design del futuro imminente:
un futuro che non è teorico, ma che sta già prendendo forma nei progetti, nei cantieri, nelle richieste dei clienti.
Se state pensando di progettare o ripensare il vostro spazio esterno, questa puntata è il punto giusto da cui partire.Il design del verde ha smesso di essere solo una questione estetica.
È diventato una necessità ambientale, climatica e – diciamolo – anche psicologica.
Come ricordava William McDonough, uno dei padri del design sostenibile, il progetto è sempre una dichiarazione di intenti. E oggi la nostra intenzione è chiara: non vogliamo più dominare la natura, vogliamo collaborare con lei.
